Creatività nell’era digitale

Il fascino che le persone definite creative hanno, pare quasi magico. Imbattendosi in persone identificate come creative ci sembra che quasi di avere a che fare con entità benedette da qualche dono naturale e speciale che loro hanno avuto la fortuna di ricevere e noi no. Per lo meno questa è l’impressione che in molti hanno. Eppure quando si va ad analizzare cos’è la creatività e come funziona si capisce che la realtà è tutt’altra. La creatività prima di tutto non è semplicemente riferita alla vena artistica che qualcuno può possedere in modo più marcato di altri. Bensì è legata alle nostre capacità di problem solving e quindi di districarci in situazioni complicate vedendo delle soluzioni o delle vie da percorrere laddove la matassa è ancora molto ingarbugliata. Quindi la creatività è una competenza che ci serve moltissimo in ambito lavorativo e professionale proprio perché

3 considerazioni sulla creatività

Sono stata a vedere “Solo” lo spettacolo di Arturo Brachetti, trasformista e illusionista di grande bravura che a 60 anni suonati tiene il palco con grande ritmo e prontezza per offrire uno spettacolo ricco di suggestioni. Dallo spettacolo che ho visto al Teatro degli Arcimboldi a Milano, ci sono alcune considerazioni che possiamo estrapolare cercando di contestualizzare lo sviluppo della creatività nell’era digitale: questa è psicologia digitale!

  1. Profondità

    Brachetti durante il suo spettacolo ha avuto la capacità di trasformarsi innumerevoli volte e di mostrare come da oggetti semplici e all’ apparenza poco stimolanti, si possano aprire scenari imprevedibili. Ad un certo punto ha utilizzato quella che doveva essere la tesa di un cappello, come oggetto decorativo attraverso il quale cambiava ogni volta personalità. A seconda di come piegava quel pezzo di tessuto e di come se lo metteva in testa ecco che passa dall’essere uno zar di Russia a una suora. Il tutto nell’arco di pochissimo tempo infatti nel giro di qualche minuto ha preso le vesti di circa 25 personaggi differenti.

    Ciò che possiamo noi imparare da ciò è l’importanza dell’esplorare nel dettaglio le varie possibilità che possiamo avere oggi con un semplice oggetto e domani chissà, con la nostra carriera lavorativa. Nell’epoca in cui viviamo in cui è sempre più premiata la superficialità e la velocità dei contenuti, è difficile essere profondi ma è un tipo di atteggiamento che premia.

  2. Vuoto

    Brachetti ad un certo punto dice “dentro una valigia vuota c’è un mondo intero” ed è proprio così! Lui ha basato la sua carriera professionale su questo principio: con un niente riesce a trasformarsi e comunicare il tipo di personaggio che è in quei pochi secondi. Per trovarci il mondo intero in quella valigia però è necessario che sia vuota, perché se è già stata riempita di un sacco di input a quel punto rimarrà poco spazio per l’esplorazione creativa e ci si fermerà a quegli elementi che abbiamo di fronte a noi. Questo concetto è strettamente legato alla noia e dunque alla possibilità di ritagliarsi momenti di vuoto nella propria vita. Se la parola noia proprio non piace possiamo anche utilizzare ozio, ma il punto è sempre quello: porre dei limiti su quanto lasciarsi stimolare dalla valanga di notifiche digitali che ci attraversano oggigiorno. Per questo ogni tanto fa prendersi una vacanza digital detox per esempio!

  3. Costanza

    Ultimo punto secondo me interessante è quello riguardante la costanza e perseveranza nel seguire un’attività che ci piace, anche quando ci sono i momenti in cui ci può prendere lo sconforto e la noia. Brachetti ha iniziato l’arte del trasformismo da bambino, per gioco e da lì non mollando è arrivato a riempiere teatri di larga portata. Perseverare nello svolgimento di ciò che desideriamo, anche nei momenti in cui sarebbe più facile mollare, alla lunga premia. E per riportare questo concetto nell’era digitale, oggi è difficile mantenersi costanti visto che il mondo intorno a noi è in continuo cambiamento e ci offre continuamente stimoli differenti. Tempo per esempio abbiamo visto quanto fosse delicato il meccanismo di porsi degli obiettivi e poi diventarne dipendenti, sopratutto in ambito digitale. E questo può essere una grande fonte di distrazione.