Storia di una mamma che lavora con lo smartphone

Essere genitori non è facile, esserlo in questo mondo iperconnesso che cambia alla velocità della luce, tanto meno. Internet è diventato il luogo di lavoro di molti e in una realtà che, per usare le parole del sociologo Bauman, è sempre più liquida i confini tra vita lavorativa e vita privata si assottigliano sempre di più. 

In quest'epoca di rivoluzione digitale siamo sempre tutti reperibili, i contenuti vengono consumati in millisecondi e se su WhatsApp non riceviamo risposta entro un quarto d'ora ci infastidiamo. 

Siamo in un momento storico in cui ci sembra impossibile vivere senza internet, senza connessione. Una cosa che non smette di stupirmi, quando vado nelle scuole a fare formazione sul tema utilizzo smartphone, internet e social network, è la poca consapevolezza che i ragazzini hanno della velocità con cui stiamo vivendo il cambiamento epocale del digitale. Quando chiedo loro da quanto tempo esistono gli smartphone al mondo, spesso ricevo risposte tipo "dagli anni '80". Credo che questo sia perché lo smartphone ha un'importanza così forte nelle nostre vite che risulta difficile ricordarsi che fino a pochissimi anni fa l'essere umano non aveva questi piccoli oggetti.

Un aspetto che ripeto molto spesso è quanto un uso smodato e incontrollato dei dispositivi digitali vada ad intaccare le nostre capacità cognitive, prima fra tutte l'attenzione, come avevamo visto con il Dott. Barbato di Idego - Psicologia Digitale. 

Quando ho iniziato Smart Break mi sono concentrata nell'intervistare professionisti che potessero condividere le loro conoscenze a livello scientifico sul rapporto uomo / tecnologia. Dopodiché ho ampliato il mio raggio d'azione e ho iniziato a contattare anche persone "normali" che però si trovano ovviamente a dover gestire la questione smartphone nella propria vita, in famiglia, al lavoro ecc. E qui ho scoperto quante persone nella propria quotidianità, mettono in atto strategie e riflessioni per far fronte al fenomeno della tecnologia nella propria vita. 

Tra le tante persone con cui continuo a parlare dell'argomento educazione digitale, digital detox e dipendenza da internet, ho avuto il piacere di parlare anche con una giovane mamma blogger di Milano: Mara Stragapede di Piuma.me.

Qui trovi ciò che Mara mi ha raccontato e credo che il suo punto di vista sia interessante proprio perché professionalmente è coinvolta nel mondo dei social network in modo importante e personalmente ha una figlia di 3 anni a cui vuole trasmettere valori importanti, anche per ciò che riguarda l'uso di dispositivi digitali. 

INTERVISTA A MARA STRAGAPEDE di Piuma.me

 Mara Stragapede di Piuma.me

Mara Stragapede di Piuma.me

Come gestisci il tuo smartphone nel tempo libero? 

Lo ammetto, mi capita di rispondere a messaggi di lavoro dopo le 19, ma d'altra parte oggi è necessario per riuscire a tenersi un cliente, essere reperibile e disponibile. A casa, non lo usiamo a tavola, ci facciamo attenzione. Diciamo che ovviamente ho una deformazione professionale, e amo il mio lavoro. Quindi rimanere aggiornata e stare dietro alle notifiche, è una cosa che faccio per lavoro ma ho scelto questo lavoro perché mi piace, quindi non lo vivo come un problema. Devo dire che uso smartphone e social per motivi professionali, molto poco per motivi personali. 

Nella mia vita privata per esempio, mi infastidisce la presenza invasiva dello smartphone in situazioni sociali oppure quando vedo due persone sul divano, uno accanto all'altra ma attaccati al proprio telefono, penso "che tristezza". 

Con tua figlia invece che fai? 

Ti racconto un aneddoto: quando aveva 2 anni, prendeva il mio telefono e accedeva a youtube in totale autonomia. Ha avuto il periodo in cui impazziva per la canzoncine che trovava su youtube

L'ho sempre usato con buon senso con mia figlia. Per esempio la mattina, quando devo preparare me e lei per uscire, il momento in cui mi vesto, allora le lascio il telefono per riuscire a vestirmi. 

Sono tollerante con l’uso dello smartphone, fino al punto in cui è uno stimolo.

Non ho mai adottato strategie di divieto assoluto, questo per evitare che si innescasse quel meccanismo per cui vietando un oggetto poi si trasforma in ciò che desidera di più. Ora ha passato la fase dei video youtube, è più attratta da Peppa Pig e alcuni cartoni in tv. Abbiamo orari precisi in cui le permettiamo di guardare la tv, non sempre. 

A quali cose presti attenzione mentre tua figlia è di fronte un dispositivo digitale? 

Per me la cosa fondamentale è non vederla imbambolata. Sono una sostenitrice degli strumenti digitali nel momento in cui rimangono uno stimolo e non diventano motivo per appiattire il cervello. Io personalmente non sono mai stata una che nel mio tempo libero trascorro il tempo davanti a film o serie tv, quindi diciamo che a casa la bimba non ha esempi di genitori sempre incollati agli schermi. Io e il mio compagno non siamo la coppia che passa le serate sul divano davanti alla tv. 

Cosa farai quando ti chiederà di avere un suo smartphone? 

Ah non ci voglio pensare ora! Sarà una tragedia però credo che il problema sia un altro. Noi genitori viviamo in un mondo completamente diverso a quello dei nostri figli. Non ci riusciamo nemmeno ad immaginare in cosa siano immersi loro. Questo credo sia capitato in tutte le generazioni ma oggi, che siamo in un mondo che si trasforma quotidianamente, ancora di più. Quindi ciò che mia figlia potrebbe trovare sui social che ci saranno eventualmente nella sua adolescenza, io non me lo posso nemmeno immaginare. 

Credo che l'accesso a smartphone e social ai bambini sia rischioso, può essere pericoloso e non sappiamo dove il bimbo possa arrivare. Quindi ci vuole cautela e attenzione. 

CONCLUSIONE 

Ho trovato molto interessante la chiacchierata con Mara perchè credo rifletta il punto di vista di molti genitori oggi, che si trovano a dover prendere piccole e grandi scelte ogni giorno per trasmettere valori sani ai propri figli per aiutarli a crescere. Tre considerazioni che condivido: 

  • Non ci sono regole magiche che funzionano per tutti, è importante però riflettere nel proprio contesto famigliare su come si gestiscono i dispositivi digitali;
  • i genitori spesso non hanno idea del mondo in cui navigano i nativi digitali, devono rendersi conto che è un altro pianeta;
  • proibire a priori non è una tattica vincente, come in tanti altri aspetti dell'educazione.