privacy e diritto all'oblio

Il concetto della privacy sta assumendo dimensioni e connotazioni diverse man man che il tempo passa e negli ultimi anni sicuramente sono incrementate le discussioni intorno a questo tema proprio per la maggiore digitalizzazione che a volte, può lederla. Avere uno spazio privato, in cui altri non potevano entrare e guardare è sempre stato sinonimo di ricchezza, potere ed esclusività. Fin dai tempi più antichi le persone che ricoprivano posizioni di potere non condividevano i propri momenti e luoghi con il popolo intero. Tant’è che ai tempi delle prime installazioni di telefoni fissi nelle case d’alto borgo a Londra, l’apparecchio veniva posizionato nell’area dell’abitazione dedicata alla servitù. Questo serviva a creare un distacco tra la propria sfera privata e l’interruzione dall’esterno.

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Poi un giorno arriva Paris Hilton che stravolge le regole del gioco, essendo stata la prima a fare del suo punto di forza la messa in piazza dei propri affari personali. Ha aperto le strade dei cosiddetti influencer: persone che rendono pubblica (almeno in parte) la propria vita privata. A quel punto il concetto di confine tra sfera privata e sfera pubblica sfuma completamente e proprio questa nuova combinazione di elementi, ha garantito la fama almeno ad alcuni. In questo turbinio di nuove norme (dette e non dette) su ciò che determina il successo (inteso come fama), si è persa l’importanza della difesa del proprio spazio privato, a volte. Gli strascichi di questo nuovo modo di concepire il successo, hanno ricadute anche nelle attività più banali delle persone più comuni. Si è cambiato il proprio paradigma culturale nei confronti di ciò che è privato e di ciò che è pubblico. E in questa rivoluzione sta acquisendo sempre più importanza il diritto all’oblio, ovvero al vedere dei contenuti digitali che ci riguardano, cancellati perché potrebbero danneggiare la nostra immagine.

Di diritto all’oblio se ne sente parlare sempre più ed è un concetto legato a doppia mandata con la privacy visto che, nel momento in cui un mio spazio privato viene reso pubblico potrei desiderare di ricorrere proprio alla possibilità di vedere cancellati i contenuti che hanno invaso uno spazio che volevo tenere per me.

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Il punto però è che ricorrere al diritto all’oblio quando non vorremmo più un contenuto nostro online, è come voler levare un tatuaggio. La procedura è dolorosa, cara e non riporterà mai allo stato iniziale le cose.

monica bormetti