5 considerazioni sul benessere digitale

Quanto ne sappiamo veramente di digitale? Il 9 novembre all’Università Bicocca di Milano c’è stata la presentazione dei dati di un progetto fatto nelle scuole superiori sul tema del benessere digitale. Il lavoro fatto dal team di Bicocca è stato molto ampio e ben strutturato.

Il mio auspicio rispetto a questo tipo di operazioni è che vengano allargate anche ad altre fasce d’età, specialmente ai più piccoli. Ovviamente questo era uno dei progetti, sul panorama milanese e non solo so bene che ci sono anche altre iniziative in cui per esempio è coinvolta l’Università Cattolica e il CREMIT. Detto questo, nella presentazione dei risultati del progetto di intervento sull’educazione digitale sono emerse riflessioni interessanti e ne condivido alcune qui.

  1. Italia in fondo alla classifica sul digitale

    Il bel paese si posiziona al 25° posto (su 28) nella classifica dell’indice DESI (The Digital Economy and Society Index), insomma non troppo bene. Si tratta di un indice composto da diversi indicatori e che ha l’obiettivo di misurare l’andamento dei paesi dell’ EU per quanto riguarda la loro competitività in ambito digitale. Le prime posizioni sono occupate dal nord Europa, poi ci sono paesi come Spagna e Cipro che si distinguono per i progressi compiuti in tempi rapidi, e poi ci siamo noi che pur avendo una diffusione della rete capillare e di qualità (Fastweb docet), ci ritroviamo ad occupare le ultime posizioni. Insomma pare che abbiamo gli strumenti ma non li usiamo nel modo più opportuno. Questo ci dice che c’è ancora un sacco di lavoro da fare, probabilmente anche in ambito aziendale e professionale per quanto riguarda l’integrazione di strumenti digitali.

  2. Si studia per dei mestieri inimmaginabili

    Il 65% dei bambini oggi sta studiando e si sta formando a delle professioni che non riusciamo nemmeno ad immaginare. Quindi probabilmente ha proprio ragione il World Economic Forum quando individua nell’intelligenza emotiva una delle capacità chiave da avere nel futuro per potersi assicurare un buon successo lavorativo. Questo perché avere un buon livello di comprensione e gestione delle proprie emozioni ci permette, tra le altre cose, di essere adattabili e flessibili e quindi non subire con un contraccolpo eccessivo le botte che potremmo ricevere dai cambiamenti repentini del mercato del lavoro. Quindi è bene si studiare, formarsi, apprendere ma ancor di più allenarsi all’essere adattabili e a reinventarsi man mano che il terreno sotto i nostri piedi si muove.

  3. Si valorizzano nuove forme di apprendimento

    Gabriella Taddeo di INDIRE ha portato una riflessione interessante su come i ragazzi in ambito scolastico inizino ad individuare delle nuove forme di apprendimento (grazie al digitale) che però non sono inserite nelle principali scale di misurazione dell’apprendimento. è stato fatto l’esempio della capacità di apprendere per osservazione (ciò che avviene guardando i video youtube di qualcuno che fa qualcosa per esempio) e della capacità di autoironia (sempre più necessaria oggi per sdrammatizzare le ondate di odio in cui si può incappare online).
    Non si tratta in sé di competenze nuove per l’essere umano ma in qualche modo assumono una dimensione differente nell’era in cui la propria crescita scolastica è veicolata anche dalla tecnologia.

  4. Poca consapevolezza sulla propria privacy

    Un tema su cui pare esserci ancora scarsa consapevolezza oggi è quello relativo alla propria privacy. Sonia Livingstone, professoressa della London School of Economics, svolge svariate ricerche sui temi relativi all’uso della tecnologia nell’età dello sviluppo. Emerge che un bambino oggi è esposto fino a 5 milioni di occasioni di data tracking ogni anno, ovvero occasioni in cui possa essere tracciato online. Maggiori approfondimenti in merito nell’articolo della docente Giovanna Mascheroni.

  5. Quoziente Intellettivo Digitale

    L’Università Bicocca e Fastweb hanno creato un test di quoziente intellettivo digitale (per adulti) al fine di misurare le proprie competenze digitali, si tratta di Digital IQ. Può essere interessante provare a farlo.