Come essere un buon genitore della generazione Z

Essere genitore non è mai stato semplice ma oggi la complessità aggiunta dal mondo digital aggiunge delle side cui l'essere umano non era abituato. Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione, la nuova era dell'informazione, dove l'obiettivo dei big player è catturare le pupille dei nostri occhi per farle stare incollate al piccolo display che ci portiamo sempre in tasca. Per secoli, generazione dopo generazione, mamme e papà hanno tramandato prassi e modalità sul come crescere i più piccoli e in qualche modo c'era un equilibrio che si manteneva nel tempo. Oggi credo che i genitori di quelli che vengono chiamati millennials, nativi digitali, nati negli schermi, generazione Y, generazione Z, ecc., si trovino in un mondo che i loro genitori non potevano assolutamente prefigurasi.  

Abbiamo già visto qualche tempo fa l'impatto che i social network possono avere sulle nostre emozioni. E' vero l'argomento social riguarda più adolescenti e pre adolescenti, però c'è da dire che se non si inizia fin dall'infanzia a pensare a come gestire gli strumenti digitali con i propri figli poi diventa sterile rifletterci quando a 13 anni ci chiederà di aver Instagram sul suo telefono. 

Secondo l'Osservatorio Adolescenza oltre 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone direttamente nella primissima infanzia, già a partire da 1 anno e mezzo  o due anni, con la possibilità anche di accedere liberamente ad internet e alle applicazioni presenti nel telefono. Il concetto di intimità e privato si sta stravolgendo: sempre l'Osservatorio Adolescenza riporta che per circa 5 adolescenti su 10 è normale condividere tutto quello che fanno, incluse foto personali, sottoponendosi alla severa valutazione della macchina dei “mi piace” o dei “non mi piace”.

Ho avuto il piacere di parlare con il Prof. Domenico Simeone dell' Università Cattolica di Milano e coordinatore del corso di laurea magistrale in Media Education, a proposito di cosa significhi essere genitore nell'era degli schermi.

INTERVISTA AL PROF. DOMENICO SIMEONE

 Prof. Domenico Simeone Università Cattolica di Milano

Prof. Domenico Simeone Università Cattolica di Milano

Da dove si deve partire per educare i propri figli all’uso delle tecnologie digitali?

Io partirei citando il manifesto di Serge Tisseron, ricercatore del Centre de Recherche Psychanalyse Médecine et Société all’Università Paris VII Denis Diderot: 3-6-9-12 diventare grandi all'epoca degli schermi digitali, di cui il Prof. Piercesare Rivoltella ne ha curato l’edizione Italiana

Tissereon propone un approccio educativo integrato con la crescita e lo sviluppo del bambino. Quindi per esempio per bambini tra i 3 e i 6 anni, quando il bambino impara le regole e il gioco sociale, è su questi punti che le scelte relative al digitale devono vertere. In molti non si rendono conto del peso che può avere la presenza di uno schermo (tv, pc, playstation, ecc.) nella cameretta del bambino. Avere strumenti digitali in camera induce il bambino a chiudersi, isolarsi e anche fisicamente relegarsi in uno spazio domestico diverso da quello in cui sta il resto della famiglia. Invece collocando la tv o pc in salotto, in uno spazio condiviso e aperto, questo diventa un mezzo che può anche facilitare lo scambio relazionale tra i membri famigliari.

Un altro tema forte relativo ai bambini e il digitale è l’educazione alla privacy e al senso di intimità. Insegnare ai più piccoli la gestione del cosa pubblicare e quando farlo, è importante nel processo di creazione della loro identità. Nella nostra società stiamo perdendo il senso del pudore, del privato e dell’intimità e in questo i social network hanno un impatto forte. Bisogna recuperare il senso della dimensione del privato. Aiutare i più piccoli a cogliere la complessità del mondo in cui vivono, a rispettare le regole di un uso consapevole dello smartphone è molto più utile che adottare azioni di controllo e divieto.

Come sono i genitori italiani rispetto all’educazione al digitale? 

Non voglio cadere in banali e sterili generalizzazioni ma la situazione è complessa. I genitori che oggi hanno 30/35 anni, hanno bimbi che vanno alle elementari, e hanno loro stessi un buona dimestichezza che i media digitali. Spesso però sono questi giovani adulti i primi ad abitare il mondo digitale con scarsa consapevolezza educativa e pedagogica

C’è una sorta di adolescentizzazione dei genitori che spesso usano i social in modo superficiale. Quindi credo che dovrebbero essere i genitori i primi ad essere formati ad un uso sano del digitale. Accade raramente ma ciò su cui credo valga la pena puntare è guidare il genitore a fare delle attività con gli strumenti digitali assieme ai figli in modo che esso diventi un media relazionale e non isolante. Mentre ad oggi, i metodi educativi dei genitori sul tema dell’uso di smartphone sono più relativi al controllo, limiti di tempo, proibizione. Secondo me non è tanto un problema di quantità di tempo che si passa su internet, quanto di cosa si fa in quel tempo

Troppo spesso assistiamo ad immagini provocatorie nei ristoranti, in cui la famiglia è seduta al tavolo ma ognuno è isolato con il proprio dispositivo. A quel punto il passo è breve per arrivare a fare lo stesso a casa che quindi non è più un collettore di sentimenti e relazione, come dovrebbe essere. Non voglio essere catastrofico nei confronti del digitale, anzi credo che questi strumenti abbiano enormi opportunità nel rapporto tra genitori e figli, se usati in modo corretto però.

Cosa può fare un genitore con i propri figli rispetto al tema dell'uso di strumenti digitali? 

In Italia ci sono ancora poche iniziative rivolte a genitori e insegnanti su questo argomento ma dovranno nascere. È necessario che gli adulti siano i primi ad abitare il mondo digitale in modo consapevole, per poi guidare i più piccoli. Vedo molto spesso due tendenze estreme. Da una parte il catastrofismo totale di chi vede eccessivi pericoli e un senso di minaccia continuo dei social network e del mondo web. Dall’altra un atteggiamento di superficialità e quindi l’uso di playstation o smartphone visto solo come un banale gioco. La verità probabilmente sta nel mezzo, in un atteggiamento che veda l’uso dei dispositivi in modo critico ma che non lo vieti

La formazione che andrebbe fatta nei confronti dei genitori dovrebbe favorire un senso critico nell’uso dei dispositivi. L’educazione del bambino racchiude vari aspetti, tra cui quello dell’uso del digitale che quindi è un pezzo di puzzle più ampio. Dobbiamo stare attenti a non cadere nel tecnicismo sterile altrimenti si tratterebbe di spiegare ai genitori l’uso pratico degli strumenti digitali e basta. Il punto credo sia recuperare la relazione educativa con il figlio, e in questa cornice inserire anche il discorso dell’uso dei media

CONCLUSIONI

La chiacchierata con il Prof. Simeone è stata molto interessante e ho particolarmente apprezzato la sua professionalità e disponibilità. Ecco tre considerazioni finali che vorrei condividere con te:

  • Spesso si pensa che il problema riguardi i ragazzi, i giovani, le nuove generazioni. Ma forse dovremmo anche volgere lo sguardo alle generazioni adulte. Abbiamo già visto infatti che per esempio in vacanza chi ha più difficoltà a staccarsi dallo smartphone sono i più grandi!
  • Attenzione ai tecnicismi, quando si parla di educare all'uso sano dei media digitali, l'obiettivo dev'essere sviluppare un senso critico, un pensiero che permetta di fare scelta adeguate e sane e non tanto limitarsi a dare i minuti contati di fronte allo schermo. 
  • L'importanza della casa non solo come tetto sopra la nostra testa ma come luogo in cui la gestione degli spazi diventa un modo per trasmettere messaggi educativi e relazionali che aiutano i più piccoli a vedere lo smartphone, il tablet, ecc. come mezzi per entrare in relazione piuttosto che per isolarsi dal resto della famiglia.